mercoledì 29 dicembre 2010

Giustizia è fatta

Non soltanto le "brutte notizie" di Maria Luisa Busi...
Rivedremo presto sui teleschermi di Rai1, alla conduzione del tg delle 20, il volto a cui milioni di italiani erano affezionati: quello di Tiziana Ferrario.
La notizia è di oggi e fortunatamente tutte le principali testate on line ne parlano. Una vittoria per la giornalista che ha voluto condividerla con i colleghi che hanno subito la sua stessa sorte: "E' stato affermato un principio fondamentale, vale a dire che la legge non dà il diritto a nessun direttore di emarginare i colleghi che non sono d'accordo con lui e che tutti devono concorre alla buona riuscita di un telegiornale, soprattutto se si tratta del servizio pubblico".

lunedì 20 dicembre 2010

L'Italia è una repubblica fondata sullo stage

Ormai la massima aspirazione per un neolaureato che di questi tempi esce dall'università è quella di trovare uno stage con il famigerato rimborso spese. Sono partita a gratis, come si suol dire, agli inizi di ottobre pur di non rimanere a casa a passare le giornate a cercare un annuncio che avesse una qualche minima corrispondenza con il mio profilo...e anche quando pensi di aver individuato l'offerta che fa proprio al caso tuo, che sembra dirti "voglio te", "sei proprio tu la persona che stiamo cercando", il più delle volte la tua candidatura passa inosservata, viene cestinata. Intanto attendi invano una chiamata e più passano i giorni più la rassegnazione prende il sopravvento sull'euforia, sulla speranza che il cellulare squilli, nonostante abbia evitato i posti dove non c'è campo, metti la suoneria al posto della vibrazione, adotti tutta una serie di accorgimenti che attribuiscono al tuo telefonino un' importanza che prima non ha mai avuto, almeno per me.
Sono trascorsi due mesi e il rimborso spese tanto desiderato finalmente è arrivato. Ma quando pensi di aver dato un qualche senso alla tua vita, di aver alleviato anche se in piccola parte il senso di colpa che ti attanaglia ogni giorno che passa, arriva la fregatura...Si, il rimborso anche se esiguo c'è, ma arriverà tutto insieme al termine dello stage della durata di 6 mesi...Certo, direte meglio di niente, di che ti lamenti?
Ma allora chiamatela con il suo nome, Tirannide!

lunedì 13 dicembre 2010

Sotto l'albero di natale

Lo so..i regali non si chiedono, ma quest'anno non ho saputo resistere alla tentazione di domandare a babbo natale questo libro che non vedo l'ora di leggere. Un libro che purtroppo, com'era prevedibile, non ha avuto una grande visibilità da parte della stampa. Se non avessi sfogliato L'Unità del 19 novembre o giù di lì, forse a quest'ora non saprei neanche dell'esistenza di questo libro, scritto da Maria Luisa Busi e che "racconta il dietro le quinte dei giochi di potere che l’hanno spinta alle dimissioni dal Tg1". In attesa di scartare questa bella "sorpresa" rimando i commenti a dopo natale!

giovedì 9 dicembre 2010

Problemi di informazione

Non tutti conoscono questo giornalista che da qualche anno a questa parte gira l'Italia in lungo e in largo per raccontare storie comuni di persone che tutti i giorni si scontrano con i problemi del paese.
Ho avuto il piacere di "conoscere" Riccardo Iacona durante il periodo della mia tesi di laurea, in cui ho approfondito il tema del giornalismo d'inchiesta, meta a cui tutti gli addetti ai lavori aspirano, ambizione che per molti rimane tale. Fare giornalismo d'inchiesta non è infatti cosa da tutti e non è nemmeno un genere tanto facile da praticare soprattutto quando si vive in un paese come il nostro dove il giornalismo non ha quasi mai svolto la funzione di cane da guardia, compito che invece dovrebbe essegli proprio, come accade in tutte le democrazie.
Ciò è tanto più vero se pensiamo che la storia del giornalismo italiano fin dal suo nascere ha sempre stretto legami con il potere e con la politica. E con il passare del tempo le cose non sono di certo cambiate, anzi sono indubbiamente peggiorate. Va da sè che il giornalista che svolge un' inchiesta che lo porta a svelare verità scomode per la testata per cui lavora, o che mette in luce vicende torbide che vedono implicato il governo, sarà portato a domandarsi se ne vale la pena battersi a favore della trasparenza dei fatti o stare a tacere per evitare spiacevoli inconvenienti...Ecco io ritengo che Riccardo Iacona sia un giornalista con la G maiuscola che, nel corso delle puntate del suo programma i cui temi vengono ripresi all'interno del libro L'Italia in presadiretta (pubblicato da Chiarelettere in libreria dall'8 settembre 2010), ha affrontato questioni di cui non si sente più parlare nei tg, quasi come se non esistessero. La crisi che sta investendo l'informazione quotidiana è una realtà con cui abbiamo a che fare tutti i giorni. E Riccardo Iacona non è l'unico ad averlo constatato. I fatti che hanno visto protagonista nel maggio scorso Maria Luisa Busi, volto storico del tg1, e che l'hanno condotta a rassegnare le dimissioni, sono un esempio del clima di tensione che ha investito la redazione del tg della prima rete in seguito alla nomina del direttore Minzolini e del fenomeno della "scomparsa dei fatti", come recita il libro di Marco Travaglio del 2006.
Ecco gli interrogativi posti dalla Busi:
    
     Dov'è il Paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti  perché negli asili nido non c'è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perché falliti? Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel Tg1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale

La lettera di Maria Luisa Busi “Non mi riconosco più nel Tg1”,

venerdì 3 dicembre 2010

A teatro

Ogni mattina mi sveglio, prendo l’autobus che mi porta in stazione, salgo sul treno, puntualmente mi addormento nella vana speranza di recuperare quella mezz’ora necessaria a completare le 8 ore di sonno che mi servono, e mi dirigo al teatro. Tutte le mattine, appena metto piede fuori dall’ascensore mi attende il viso di Luciano Pavarotti che aimè se ne sta dentro quella cornice appesa sulla parete. Io gli rivolgo sempre il mio sguardo, quasi accenno un saluto con la testa e gli sorrido.
Nonostante il teatro sia stato intitolato a lui, la sua presenza si avverte soltanto grazie a quel quadro che lo celebra. Questo è, in breve, il rito che si ripete tutti i giorni e che mi ha accompagnato allo scoperta di quel meraviglioso mondo che è il teatro, prima a me ignoto. Non che ora io lo padroneggi, ma almeno posso dire di non esserne più completamente all'oscuro. Stamattina una delle impiegate dell’ufficio amministrativo ha salutato tutti i suoi colleghi: il suo tempo, lavorativo, è scaduto, è giunta per lei l’ora di andare in pensione. E sapete cosa ha detto? Ha detto che lei in questi anni ha svolto il più bel lavoro del mondo. Perché anche se lavori in un ufficio al quinto piano, lontano dal palcoscenico, e ti occupi di stipulare i contratti con gli artisti, sai che a cinque piani da te si respira cultura, sai che se ti capita di passare “per caso” nei “bassi fondi” è molto probabile che incontrerai la compagnia che sta mettendo a punto gli ultimi dettagli, che fa le prove generali, o l’antepiano. Ho sentito dire da poco che qualcuno ha detto che con la cultura non si fanno soldi, non si mangia. Bè in questi pochi mesi che ho trascorso tra i palchi e i corridoi del teatro, ho potuto scoprire che non è vero che la gente non frequenta i teatri. Certo, ce ne potrebbe andare molta di più. Se il governo incentivasse la cultura e desse i fondi necessari, come accade in molti altri paesi europei, invece che procedere esclusivamente a tagliare i finanziamenti, i biglietti costerebbero di meno, e forse sarebbero più numerosi i giovani che si avvicinerebbero alla sua magia.
La realtà del teatro comunale di Modena, anche se medio piccola, è di tutto rispetto e sostiene una politica contenuta dei prezzi. Si è distinta recentemente nella messa in scena di un’opera lirica destinata ai ragazzi e commissionata dallo stesso teatro, diretto dal Maestro Sisillo, al regista Francesco Esposito, un signore molto ironico e con una grande sensibilità. Egli ha diretto Cappuccetto rosso in versione moderna. Pur con un budget molto limitato, lui e tutti coloro che hanno lavorato per la realizzazione di questo progetto, sono riusciti nell’intento di produrre un’opera pensata per far accostare il pubblico dei più piccoli (l’opera è stata pensata per i bambini dai sei anni in su) alla lirica.
Ho seguito quasi tutte le prove che si sono svolte per più di dieci giorni, e ho toccato con mano la passione che anima tutti i professionisti nel fare questo mestiere che non può essere animato dalla brama di denaro, perché quello che viene loro richiesto non è semplicemente di svolgere una mansione, ma in questo specifico caso, di regalare una storia al proprio pubblico. E questo vale tanto per gli interpreti quanto per i macchinisti, la sartoria, l’attrezzista, che sanno che ongi loro gesto, come il camminare nel buio per non essere visti durante il cambio scena, fa parte di un mondo fatto di trucchi, di trovate per cercare di non svelare l’inganno e per far sembrare vero ciò che è frutto di un meticoloso lavoro in cui nulla accade per caso, ma tutto è studiato in ogni minimo particolare.