Non tutti conoscono questo giornalista che da qualche anno a questa parte gira l'Italia in lungo e in largo per raccontare storie comuni di persone che tutti i giorni si scontrano con i problemi del paese.
Ho avuto il piacere di "conoscere" Riccardo Iacona durante il periodo della mia tesi di laurea, in cui ho approfondito il tema del giornalismo d'inchiesta, meta a cui tutti gli addetti ai lavori aspirano, ambizione che per molti rimane tale. Fare giornalismo d'inchiesta non è infatti cosa da tutti e non è nemmeno un genere tanto facile da praticare soprattutto quando si vive in un paese come il nostro dove il giornalismo non ha quasi mai svolto la funzione di cane da guardia, compito che invece dovrebbe essegli proprio, come accade in tutte le democrazie.
Ciò è tanto più vero se pensiamo che la storia del giornalismo italiano fin dal suo nascere ha sempre stretto legami con il potere e con la politica. E con il passare del tempo le cose non sono di certo cambiate, anzi sono indubbiamente peggiorate. Va da sè che il giornalista che svolge un' inchiesta che lo porta a svelare verità scomode per la testata per cui lavora, o che mette in luce vicende torbide che vedono implicato il governo, sarà portato a domandarsi se ne vale la pena battersi a favore della trasparenza dei fatti o stare a tacere per evitare spiacevoli inconvenienti...Ecco io ritengo che Riccardo Iacona sia un giornalista con la G maiuscola che, nel corso delle puntate del suo programma i cui temi vengono ripresi all'interno del libro L'Italia in presadiretta (pubblicato da Chiarelettere in libreria dall'8 settembre 2010), ha affrontato questioni di cui non si sente più parlare nei tg, quasi come se non esistessero. La crisi che sta investendo l'informazione quotidiana è una realtà con cui abbiamo a che fare tutti i giorni. E Riccardo Iacona non è l'unico ad averlo constatato. I fatti che hanno visto protagonista nel maggio scorso Maria Luisa Busi, volto storico del tg1, e che l'hanno condotta a rassegnare le dimissioni, sono un esempio del clima di tensione che ha investito la redazione del tg della prima rete in seguito alla nomina del direttore Minzolini e del fenomeno della "scomparsa dei fatti", come recita il libro di Marco Travaglio del 2006.
Ecco gli interrogativi posti dalla Busi:
Ecco gli interrogativi posti dalla Busi:
Dov'è il Paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perché negli asili nido non c'è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perché falliti? Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel Tg1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale
La lettera di Maria Luisa Busi “Non mi riconosco più nel Tg1”,
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